I bambini che non vedono la luce

Desta orrore il solo pensiero che vi siano bambini che non potranno mai vedere la luce, vittime dell’aborto”. Il primo indirizzo di saluto d’inizio d’anno al corpo diplomatico del suo pontificato. Una frase sola (ma icastica, forte, nel suo stile), su un tema da quarant’anni decisivo e contrastato nel rapporto tra la chiesa cattolica e gli stati nazionali.
12 AGO 20
Immagine di I bambini che non vedono la luce
Desta orrore il solo pensiero che vi siano bambini che non potranno mai vedere la luce, vittime dell’aborto”. Il primo indirizzo di saluto d’inizio d’anno al corpo diplomatico del suo pontificato. Una frase sola (ma icastica, forte, nel suo stile), su un tema da quarant’anni decisivo e contrastato nel rapporto tra la chiesa cattolica e gli stati nazionali. Un richiamo che non mancava mai, ad esempio, nelle allocuzioni al corpo diplomatico di Benedetto XVI. 2013: “Constato con tristezza che, in diversi paesi, anche di tradizione cristiana, si è lavorato per introdurre o ampliare legislazioni che depenalizzano o liberalizzano l’aborto”. 2012: “Guardando soprattutto al mondo occidentale, sono convinto che si oppongano all’educazione dei giovani e di conseguenza al futuro dell’umanità le misure legislative che non solo permettono, ma talvolta addirittura favoriscono l’aborto”. Qualcuno avrà forse modo di confermarsi nel giudizio che Francesco “parla troppo poco” dell’aborto, ma nessuno può negare che il suo dire breve sia senza equivoci. E’ chiaro però che Bergoglio evita il dettaglio morale e la contestazione teoretica, mentre invece collega, pastoralmente, l’aborto ad altre violenze sui bambini. Quelli nati. Nel suo richiamo morale e non dottrinale, non c’è nessun accenno alla responsabilità delle società occidentali e “anche di tradizione cristiana”, che invece era il costante bersaglio critico di Ratzinger. E nessuno al peso delle legislazioni sulla formazione del giudizio morale. Il giudizio c’è, ma l’attitudine a declinarlo è diversa, esortativa. Quasi disinteressata a un dialogo razionale con la deriva occidentale.